Turchia, parliamone di più e osserviamo quello che sta facendo

Turchia, parliamone di più e osserviamo quello che sta facendo

13 Marzo 2021 0 Di Corrado Corradi

La Turchia e il suo dinamismo nel Mediterraneo, in Libia e in Somalia dovrebbero preoccuparci ed interessarci e non lasciarci indifferenti.

Turchia, parliamone di più e osserviamo quello che sta facendo

Nell’indifferenza della politica estera europea, e più che mai italiana, saltano all’occhio tre fattori che non possono essere ignorati a meno di essere ciechi, sordi ma, soprattutto disinteressati:

  • la presenza massiccia della Marina turca (recentemente rinnovata) nel Mediterraneo;
  • il consolidamento turco in Libia (ma anche in Tunisia);
  • il consolidamento turco in Somalia.

Mediterraneo, Libia e Somalia: possibile mai che l’Italia rimanga indifferente a questo trend?

Possibile mai che l’Italia non si renda conto che nel suo mare, su quella che era la sua quarta sponda e in quel territorio che una volta era una colonia italiana, la Somalia, sulla quale il nostro paese esercitava una sorta di “parainnage”, si stia consolidando una nazione che, pur appartenendo alla NATO, sembra aver imboccato la strada per diventare “nazione canaglia” (secondo quei criteri che poi hanno così tanto irrigidito il consesso internazionale da far applicare le sanzioni ad alcuni paesi considerati tali e addirittura ad intervenire militarmente)?

Rendiamoci conto, e una nazione come l’Italia non può non rendersene conto, che, “mutatis mutandis”, la Turchia è come lo Stato Islamico, ossia è l’incarnazione politica di un Islam, quello della fratellanza musulmana, il cui motto è:

“Dio è il nostro obiettivo. Il Profeta è il nostro capo. Il Corano è la nostra legge. Il Jihad è la nostra via. Morire nella via di Dio è la nostra suprema speranza”…

e il cui manifesto recita:

«La comunità musulmana deve essere riportata alla sua forma originaria che oggi è sepolta tra i detriti delle tradizioni artificiali di diverse generazioni ed è schiacciata sotto il peso di quelle false leggi ed usanze che non hanno niente a che fare con gli insegnamenti islamici”

E’ notizia recente che il ministro della Difesa somalo Hassan Mohamed Amardanbe e il capo dell’Esercito, Generale Odawa Yusuf Rageh hanno accolto con tutti gli onori un reparto di Forze Speciali Somale rientrato dopo un periodo di addestramento in Turchia

Cosa da poco si dirà, ma non è esattamente così se si pensa ai soldi spesi e al tributo di vittime delle varie missioni internazionali nell’intento di creare una Forza Armata somala che mai è riuscita a veder la luce… ebbene, ci sta riuscendo la Turchia.

In merito a ciò riporto una dichiarazione di un alto uffciale dell’Esercito Somalo:

“A parte le infrastrutture come scuole, ospedali e strade, la Turchia è stata un partner strategico cruciale nell’addestramento e nell’equipaggiamento delle truppe somale, in particolare la Brigata Commando Gorgor (quella ricevuta con tutti gli onori al suo rientro dalla Turchia dove era stata addestrata, nda) dell’Esercito Nazionale e l’Unità Speciale di Polizia”.

A tale dichiarazione ha fatto eco l’ambasciatore turco a Mogadiscio il quale ha affermato che la Turchia si  è impegnata ad addestrare 15-16 mila soldati somali, corrispondentI a circa un terzo delle forze armate di quel paese.

En passant, rammento che nel 2017 in Somalia è stata inaugurata la più grande base militare turca all’estero ed è tra le maggiori basi straniere ubicate nel paese.

Se a questo aggiungiamo che la Turchia sta contendendo all’Iran la supremazia sul nord Iraq da cui si appresta a cacciare i curdi dalla regione del Sinjar, e che ha più volte fatto sapere che Mosul è da considerarsi a tutti gli effetti una capitale del sultanato Ottomano…

Cominciamo a preoccuparci e a valutare di definire la Turchia uno “stato canaglia” oppure continuiamo a sorvolare?