Home Opinioni Pasqua, strage di animali: io sto dalla parte degli agnelli

Pasqua, strage di animali: io sto dalla parte degli agnelli

Pasqua strage di agnelli

Nella settimana di Pasqua, secondo tradizione, si uccidono gli agnelli. Cristo risorgerà, gli animali no. Ecco perché io sto dalla parte degli agnelli.

Pasqua, dalla parte degli agnelli

Settimana di Pasqua, settimana di morte e di resurrezione. Soprattutto di morte per i non umani. E in nome di Dio e della tradizione in molti si accingono – se non lo hanno già fatto – a scannare agnelli e agnellini. Cristo secondo i credenti risorgerà. Non risorgeranno gli agnellini trasformati in merda dagli apparati digerenti umani.

La strage dei piccoli lanosi innocenti come ogni anno torna tristemente di attualità. E ieri sera a Cartabianca (su Raitre) l’ennesimo rito sul tema, l’ennesima lite all’acqua di rose tra un gretto “tubo digerente” onnivoro (Gianfranco Vissani) e una vegetariana per caso (Elena Di Cioccio). Convitati di pietra vegani e animalisti.

Si è discusso sulla qualità della carne, sui danni provocati dagli allevamenti intensivi, sugli effetti dannosi derivanti dalla somministrazione di ormoni e antibiotici alle vittime dell’alimentazione umana, sulla “bontà” di un ipocrita allevatore -macellaio toscano (forse il peggiore della compagnia) il quale – udite udite – fa vedere il sole alle proprie chianine e ai rispettivi vitelli e poi “gentilmente” li scanna e bla bla bla…

Il tutto in funzione e in ottica antropocentrica, il tutto evitando di affrontare il tema etico di base ,ovvero il vero tema che i vegani sbattono in faccia agli onnivori e a quanti non conoscono l’empatia verso le sofferenze altrui, umane e non umane.

Discorso difficilmente metabolizzabile dagli ottusi e incolti specisti antropocentrici.

Confronto deviante, dunque, questo promosso da Bianca Berlinguer. Porre temi sulla qualità del cibo significa mettere la testa sotto la sabbia di fronte al vero tema etico universale, di fronte a un imperativo categorico di tipo kantiano.

L’imperativo è questo:

“L’uomo non ha alcun diritto di togliere la vita ai propri simili e agli altri animali non umani senzienti. Punto!”

Si tratta di una consapevolezza che – seppure lentamente – si sta diffondendo anche attraverso la Rete e grazie ad essa.

Si tratta di una nuova presa di coscienza che porta a non fare distinzione tra specie.

La vita è vita e va rispettata anche se si presenta in forme senzienti diverse.

I diritti delle mucche, dei maiali, degli agnelli, delle galline o di altri animali sono gli stessi dei diritti dei cosiddetti “animali da compagnia” e degli umani.

La classificazione “animali da carne” è una sadica invenzione umana legittimata anche dal ruolo specista delle religioni, antico cibo culturale distribuito agli ignoranti di sempre, del passato, del presente e – ahimè – del futuro.