Governo ed elezioni: giornate convulse per i partiti

Governo ed elezioni: giornate convulse per i partiti

06 Dicembre 2016 0 Di Pietro Nigro

Giornate convulse per il mondo politico italiano alle prese con le controverse decisioni imposte dalle dimissioni di Matteo Renzi: quale governo e quando votare le ardue scelte.

Dopo Renzi: Quale governo?

C’è voluta un’intera giornata al Pd, o almeno alla sua maggioranza, per chiarire a se stesso e all’esterno se e quale disponibilità il partito può dare all’ipotesi di formare un nuovo governo, una sorta di larghe intese con tutti i partiti fino alle elezioni, dopo le dimissioni del presidente del Consiglio Matteo Renzi. A sua volta, il Pdl ha convocato un vertice ad Arcore, e Berlusconi tiene aperto il dialogo con Matteo Salvini e Giorgia Meloni, mentre il Movimento 5 stelle si chiama fuori ribaltando le sue convinzioni ed invocando le elezioni subito con il tanto contestato Italicum. Insomma, sono giornate convulse, oggi più di ieri, quelle dei vertici dei partiti e delle Istituzioni chiamate a definire in qualche modo un dopo Renzi che passa per la scelta di un nuovo governo e per la decisione di una data e soprattutto di una legge per le elezioni.

 

Il Pd, dunque, ha più o meno chiarito la sua disponibilità a creare una sorta di “governo delle larghe intese”, in cui dovrebbero entrare tutti i partiti. Se non sarà possibile si potrà, o dovrà andare al voto.

Ma resta da chiarire con quali regole, visto che la Corte costituzionale ha annunciato per il 24 gennaio la sua decisione sulla legge elettorale contestata per il Senato. Annuncio che ha provocato la vibrata protesta di Matteo Salvini, leader della Lega Nord, che trova “incredibile e fuori dal mondo” una tale perdita di tempo annunciata all’indomani di un voto in cui “hanno votato 32 milioni di italiani”.

Il Pd, ad ogni modo, domani pomeriggio terrà la riunione della Direzione convocata per discutere della crisi che si aperta a seguito dell’esito del referendum e probabilmente per definire ufficialmente le proprie scelte, che per ora non includono in alcun modo le elezioni anticipate, dal momento che il Pd avrebbe i numeri per suggerire al Presidente della Repubblica un reincarico a Renzi.

Peraltro, si fa notare al Nazzareno, i due sistemi elettorali attuali di Camera e Senato fanno presagire una certa instabilità del quadro politico che uscirebbe dalle elezioni anticipate con queste regole.

La Consulta come detto ha annunciato che solo il 24 gennaio – tra 50 giorni – potrà occuparsi dell’Italicum.

Dal Quirinale, intanto, attraverso l’Huffington Post, arriva fa conferma di quanto già palesato nella giornata di ieri: la Presidenza della Repubblica non ritiene opportuno accogliere le dimissioni di Matteo Renzi prima che si definisca e si voti la legge di Bilancio.

Il Presidente Sergio Mattarella ha annullato gli impegni di mercoledì a Milano per seguire la situazione e ricevere Renzi nel pomeriggio, formalizzando così la crisi e aprendo le consultazioni a questo punto a partire da giovedì 8 dicembre.

Dal canto suo, il Movimento 5 stelle fa sapere di non essere disposto a formare governi di sorta insieme a “gente non eletta”, se non addirittura “bari”.
Giulia Grillo, capogruppo alla Camera, ha ribadito:

Non vogliamo fare governi con persone che non sono state scelte dai cittadini. Si deve andare a voto subito, senza ulteriori spartizioni di poltrone e senza aspettare altro tempo necessario solo a fare maturare i contributi pensionistici.

A sua volta, un messaggio di fiducia nel Quirinale e una cautela sulle elezioni anticipate arriva da Arcore, dove Silvio Berlusconi ha riunito i vertici del Pdl.
Vogliamo una legge elettorale che garantisca governabilità e stabilità”, fanno sapere dal Partito al termine della riunione.

Intanto impazza il toto nomine, con una ridda di nomi che però, ora dopo ora, si riduce a poche scelte: Pier Carlo Padoan, attuale ministro dell’Economia, garantirebbe una sorta di continuità del governo attuale, e un’attenzione ai temi urgenti dell’economia, e che piace a Renzi senza tuttavia avere una particolare connotazione politica.

Insieme a lui, piace a tutto il Pd anche il nome di Claudio Gentiloni, attuale ministro degli Esteri, che per giunta non avrebbe seri ostacoli negli altri partiti.

Pietro Grasso resta invece il candidato della via “istituzionale”, mentre spunta un’ipotesi che vede Renzi dimissionario, sì, ma clone di se stesso per traghettare comunque il Paese alle elezioni anticipate. E ciò nonostante il presidente del Consiglio avesse detto che si sarebbe dimesso e che avrebbe lasciato la politica.