Affaire Consip tra dubbi, ombre, soldi e sospetti

Affaire Consip tra dubbi, ombre, soldi e sospetti

04 Marzo 2017 0 Di Marino Marquardt

Affaire Consip, 5 considerazioni su dubbi, ombre, soldi e sospetti che gravitano intorno al caso che potrebbe rovinare il Pd e far tramontare il renzismo.

Affaire Consip, dubbi, ombre, soldi e sospetti

Metabolizzata l’ammuina di una giornata che – secondo gli annunci – doveva essere decisiva e non lo è stata, archiviate le chiacchiere e la sfrontatezza del signor Matteo Renzi a tu per tu in diretta tv con la Gruber e col direttore de l’Espresso Tommaso Cerno, registrati i silenzi di Babbo Tiziano dopo l’interrogatorio a Roma e quelli del suo giovane amico Carlo Russo nel corso dell’incontro con i giudici a Firenze, e preso atto dei dubbi, della prudenza e delle perplessità emerse nel corso della immancabile maratona – queste volta corta – di Mentana con i principali autori del racconto giornalistico Marco Lillo (Il Fatto) e Emiliano Fittipaldi (l’Espresso), restano cinque considerazioni da fare su un Caso che può cambiare la storia della politica italiana, che può demolire il renzismo come espressione culturale applicata alla politica e che può ridurre in macerie il Pd griffato Giglio Magico dei Giovani della provincia toscana.

  1. La prima considerazione è questa: nella vicenda qualcuno mente. O le gole profonde o gli accusati. Sorprende il fatto che ancora non siano partite querele dall’una o dall’altra parte;
  2. Gli indagati hanno facoltà di mentire. Per cui le eventuali chiacchiere a discolpa che pronunceranno gli accusati nelle prossime ore a commento degli interrogatori sono da prendere con le molle;
  3. In questo contesto – e al momento in assenza di riscontri certi – è evidente che il ruolo dei testimoni e delle parole di Alfredo Romeo (potrebbe decidersi a parlare perché intollerante al carcere) saranno determinanti al fine di stabilire le eventuali responsabilità;
  4. Il ministro Luca Lotti – di fronte alla gravità dell’accusa – non può cavarsela con un tweet, deve rispondere al Parlamento;
  5. Il coinvolgimento di Denis Verdini, amico di famiglia di Tiziano Renzi, potrebbe fare anche immaginare una sorta di gioco di squadra tra le parti. Ricordate la storia dei ladri di Pisa? Erano quelli – guarda caso toscani – che durante il giorno litigavano e durante la notte si spartivano il bottino. Una storia che potrebbe suggerire qualcosa…