Assange offre su Wikileaks i software che la Cia usa per spiarci attraverso tablet e tv

Assange offre su Wikileaks i software che la Cia usa per spiarci attraverso tablet e tv

09 Marzo 2017 0 Di Pietro Nigro

Software sofisticati usati dalla Cia per spiarci attraverso i tablet e le tv digitali, e che ora Julian Assange mette a disposizione su Wikileaks.

La Cia ci spia, Wikileaks offre i software

Programmi pirata per entrare nei tablet e nei televisori digitali e spiare chi li usa. Software pericolosi per violare la privacy e per spiare nelle case e negli uffici di centinaia e migliaia di persone. Solo che questa volta gli hacker non sono i cattivi, ma i “buoni”. O almeno i presunti tali. Già perché i software appartengono alla Cia, la Central Intelligence Agency. Ma il sito di Julian Assange Wikileaks ha smascherato gli spioni e potrebbe metterli in difficoltà con una mossa a sorpresa: mettere a disposizione delle aziende hi tech proprio i software della Cia.

Insomma, Assange, che da quando ha rivelato e pubblicato su internet i peggiori segreti dello spionaggio a stelle e strisce è stato costretto a scappare ed è attualmente nascosto nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra, è passato al contrattacco, ed ha offerto un servigio impagabile proprio alle principali vittime di questo hackeraggio, alle maggiori società di informatica di tecnologia del mondo: Google, e anche Alphabet, Apple, Microsoft e Cisco.

Già perché i software di hackeraggio della Cia che Assange ha svelato su Wikileaks, sono terribili: programmini che tramite internet si insinuano nei software di controllo di vari dispositivi elettronici, comunissimi in tutte le case e in tutti gli uffici, come televisori digitali, schermi “intelligenti”, smartphone e tablet, e permettono agli spioni della Cia di carpire ogni genere di informazione utile.

Per esempio c’è un programma che si chiama Sweeping Angel, angelo piangente, che è capace di entrare nei televisori “intelligenti” della Samsung, aspetta che lo spegniamo ed inizia a registrare a beneficio degli spioni tutto quel che accade nella stanza.

Per non parlare di quegli altri software che entrano nei tablet e negli smartphone della Apple o in quelli con Android e che ascoltano tutto quel viene detto nei paraggi.

A rivelarlo, martedì scorso, è stato il sito Wikileaks, e da allora ha gettato nello scompiglio non solo gli spiati, tra cui politici di ogni Paese del mondo, compresi gli alleati, che hanno sempre saputo di essere spiati, ma che ora sono costretti ad ammetterlo davanti al mondo intero. E anche tra i “complici involontari” della Cia, i produttori di apparecchi che si sono rivelati così vulnerabili ai software dell’agenzia fondata dal mitico e assai controverso Edgar Hoover.

Che ora possono a loro volta passare al contrattacco. Perché Assange ha annunciato oggi con una conferenza su Facebook Live di voler mettere su Wikileaks i software, o meglio parti di codice dei software della Cia, a disposizione dei colossi della Silicon Valley che potranno così studiarli e adottare le necessarie contromisure a beneficio dei cittadini che comprano i loro apparecchi.

La Cia, ovviamente, smentisce le accuse di hackeraggio, insinuando dubbi sulla sua attendibilità.

“Come abbiamo detto in precedenza – ha detto Jonathan Liu, portavoce della Cia – Julian Assange non è esattamente un bastione di verità e di integrità. Al contrario, e nonostante gli sforzi di Assange e della sua gente, la Cia continua a raccogliere informazioni in tutto il mondo per proteggere l’America da terroristi, stati nazionali ostili e altri avversari”.

In realtà, secondo alcune confidenze raccolte dalla Reuters tra i funzionari della maggiore agenzia di spionaggio degli Usa, si sapeva fin da dicembre che qualcuno era penetrato nei sistemi di sicurezza ed aveva raccolto migliaia di documenti che ha probabilmente passato ad Assange, e che ora sono finiti su Wikileaks, compreso quelli relativi alle tecniche di hackeraggio usate tra il 2013 e il 2016.

I principali sospetti per il mare di documenti rubati in questi anni alla Cia si appuntano su gente che lavorava per qualche appaltatore esterno, in particolare Edward Snowden e Harold Thomas Martin, dipendenti del colosso della consulenza Booz Allen Hamilton che lavoravano per la National Security Agency. non si sa, però, chi sia stato l’autore dell’ultima violazione dei sistemi della Cia.

Dal canto loro, le grandi aziende di Silicon Valley, per ora, non hanno risposto alle offerte di Assange, ma hanno comunque assicurato – Apple tra i primi, che i vari dispositivi di sicurezza che sono stati introdotti di recente ai sistemi operativi, come i sistemi di crittografia delle conversazioni e delle trasmissioni, dovrebbero aver definitivamente risolto il problema.

 

A sua volta, perfino il portavoce della Casa Bianca, Sean Spicer, ha detto oggi a nome di Donald Trump che sono necessari diversi cambiamenti per assicurare la tenuta stagna dei segreti della Cia, che “si serve di sistemi obsoleti e che devono essere aggiornati”.

Così la Cia continuerà a spiarci senza essere scoperta.