“Cialtroni!”. Matteo Renzi spara contro i Cinquestelle dimentico dei guai prodotti dai suoi pop corn

“Cialtroni!”. Matteo Renzi spara contro i Cinquestelle dimentico dei guai prodotti dai suoi pop corn

09 Giugno 2019 0 Di Marino Marquardt

Parla di “cialtroni”. Lo fa senza ritegno Lui che in materia è maestro.  Senti chi parla… Spara a zero l’ex Capo Scout di Rignano sull’Arno dalla tribuna che improvvidi “padroni di casa” gli hanno messo a disposizione. Lo fa riferendosi ai Cinquestelle. Lo urla durante il suo intervento alla Kermesse di Repidee, il laboratorio di idee di Repubblica conclusosi oggi a Bologna. Accade quando in chi pronuncia tal genere di invettive – “cialtroni” – latitano il senso del pudore e dell’autocritica.

L’ex Capo Scout di Rignano parla a Bologna dalla tribuna di Repidee

Matteo Renzi è il solito, e neanche la sconfitta di tre mesi fa alle primarie ne ha ridimensionato lo smisurato Ego.

Critica, attacca gli avversari dimentico che il Paese deve alla Sua “lungimiranza politica” e alla sua bramosia di pop corn il fatto che oggi il suo Partito – il Pd – si dibatta in una posizione di sterile isolamento e che al Viminale comandi tal Matteo Salvini, vicepremier, Ministro dell’Interno nonché leader politico e Capo religioso della Lega.

E’ grazie a Lui – e alla inettitudine dei Cinquestelle – se il Paese oggi è di fatto guidato da Salvini, se sta sprofondando nella barbarie e se sta regredendo culturalmente, moralmente, civilmente e umanamente

E’ accaduto che la voglia di pop corn lo abbia punito al pari della megalomania e del delirio di onnipotenza appalesati in occasione del Referendum costituzionale. Il guaio è che a pagare le conseguenze di ciò è anche la nostra sgangherata Italia.

Matteo Renzi è uno sconfitto. E’ uno sconfitto dalle urne e dalla politica. Ma non accetta questa amara realtà l’ex Capo Scout e continua a sparare sciocchezze. E a far danni. Questa volta però fa danni soltanto al Partito di cui era stato Segretario, quel Pd che oggi continua a perdere voti in barba al miraggio delle ingannevoli percentuali europee.

Parla degli avversari Cinquestelle e della bufera che sta investendo la Magistratura. Stonature come i falsetti vocali che emette. Ma – a pensarci bene – la colpa non è sua, è di quanti gli offrono ancora tribuna e microfono senza adeguato contraddittorio. Ci fosse stato, qualcuno probabilmente gli avrebbe ricordato che nel 2014 il Governo da Lui guidato all’apice del suo effimero potere, con decreto legge, abbassò improvvisamente, e senza alcuna apparente necessità e urgenza, l’età pensionabile dei magistrati da 75 a 70 anni. Quella sciagurata iniziativa – come i fatti avrebbero dimostrato – era palesemente dettata da un duplice interesse: 1) liberare in anticipo una serie di posti direttivi per fare spazio a cinquantenni rampanti (in qualche caso inseriti in ruoli di fiducia di ministri, alla faccia della indipendenza dei magistrati dalla politica);  2) tentare di influenzare le nuove nomine in favore di magistrati ritenuti (a torto o a ragione) più “sensibili” di alcuni loro arcigni predecessori verso il potere politico. Il disegno – avrebbe fatto notare qualcuno presente con Lui sul palco di Repidee – è almeno in parte riuscito perché da allora, mentre il Csm affannava a coprire gli oltre mille posti direttivi oggetto della “decapitazione”, si scatenava la corsa selvaggia al controllo dei direttivi, specie delle procure. Il caso Palamara ne è, dopo cinque anni, la prova tangibile, sebbene ci sia da ritenere che sia soltanto la punta dell’iceberg.

09/06/2019   h.15.50