Def, la quiete dopo la tempesta mediatica. Si attenuano pure gli starnazzamenti tv

Def, la quiete dopo la tempesta mediatica. Si attenuano pure gli starnazzamenti tv

17 Ottobre 2018 0 Di Marino Marquardt

Tacitati gli allarmismi diffusi alla vigilia della presentazione della Nota di aggiornamento al Documento contabile italiano a Bruxelles.

I flashes delle ultime ore sulla politica del Paese

La Borsa in ripresa, lo spread con flebili borbottii. Il Governatore della Bce Mario Draghi che usa toni distensivi, le opposizioni Pd e Fi annichilite da gravi crisi depressive, i Signori di Bruxelles propensi a non tirare troppo la corda sul Def italiano, le Agenzie di rating amiche e complici degli usurai delle Banche d’affari che lanciano segnali improntati alla prudenza, i Media al servizio del Sistema sono costretti ad abbassare i toni e cercare disperatamente nuovi argomenti, nei salotti tv si attenuano gli starnazzamenti. Sono questi i flashes delle ultime ore sulla politica nostrana & dintorni.

Nessun cataclisma, nessuna bufera, insomma, sul Governo italiano. Eppure erano in tanti a prevedere tempeste…

Evidentemente la forza elettorale del M5s e della Lega e la forza dei consensi presso gli elettori di cui gode il Governo pentaleghista hanno indotto a miti consigli quanti avversavano il contratto tra Luigi Di Maio e Matteo Salvini.

I Burattinai della Ue hanno capito che il Governo Conte non è  paragonabile agli ultimi governicchi Letta, Renzi, Gentiloni tenuti a galla dai rattoppi di quella accozzaglia “moderata” messa alla porta del Parlamento dagli elettori il 4 marzo scorso.

Finito il tempo dei Verdini, degli Scilipoti e dei Razzi, non c’è più spazio per giochini di bassa lega. Come non vi è alcuna possibilità di cercare sponde nelle malridotte opposizioni renzusconiane per eventuali capovolgimenti di governo.

E in questo quadro – inutile dire – Matteo Renzi, grazie anche all’irrefrenabile desiderio di popcorn, va annoverato tra i maggiori architetti dell’Esecutivo gialloverde.

Detto ciò, l’impressione, insomma, è che questa UE abbia paura del nostro Paese.

Ciliegina sulla torta il sondaggio Eurobarometro: se si votasse oggi soltanto il 44 per cento degli italiani sceglierebbe di restare con Bruxelles.

Strada spianata per le Riforme gialloverdi

Detto ciò, strada spianata per le riforme.

Seppure a malincuore, il Capo dello Stato Sergio Mattarella non vi si opporrà. Firmerà il Bilancio ben sapendo che una eventuale bocciatura del Documento contabile comporterebbe il rinvio al Parlamento dello stesso. Camere che – visti i numeri della maggioranza – lo rispedirebbero pari pari al Quirinale. A questo punto Mattarella sarebbe obbligato a firmare.

Da gennaio è prevista una volata col vento in poppa per le forze di governo verso le elezioni Europee. Ma attenzione: il vento potrebbe calare all’improvviso nel caso in cui tra le pieghe del Bilancio si nascondessero imbrogli in danno degli elettori. Costoro non perdonerebbero i governanti dopo gli inebrianti tuffi nel mare delle illusioni…