Elezioni in Olanda, Rutte salva il posto e prepara il nuovo governo di coalizione

Elezioni in Olanda, Rutte salva il posto e prepara il nuovo governo di coalizione

16 Marzo 2017 0 Di Pietro Nigro

I risultati provvisori delle elezioni in Olanda dicono che il premier uscente Rutte ha resistito all’assalto dei nazionalisti. Al via le trattative per il nuovo esecutivo.

Elezioni in Olanda, i Liberali resistono all’assalto nazionalista

I risultati definitivi delle elezioni in Olanda, che sono state le più seguite della storia, si avranno soltanto il 21 marzo. Ma quelli provvisori dicono che i Liberali hanno resistito in qualche modo all’assalto dei Nazionalisti, che la “de-islamizzazione dell’Olanda” promessa da Geert Wilders è quantomeno rimandata e che il premier Mark Rutte, accompagnato dal “respiro di sollievo” di tutto l’establishment europeo, può iniziare le trattative per formare il nuovo governo.

Con il 96 per cento dei distretti elettorali scrutinati ufficialmente, e un’affluenza di oltre l’80 per cento, il risultato provvisorio assegna dunque la vittoria al partito liberale (Vvd), che perde solo 8 seggi e conquista 33 posti nell’Assemblea nazionale (Anp). I Nazionalisti del Pvv, che i sondaggi davano per favoriti alla vigilia, conquistano “solo” 20 seggi, 5 in più di quelli che avevano e diventano seconda forza del paese. Il Cda, cioè i cristiano democratici, e il D66 (Progressisti liberali) ottengono 19 seggi ciascuno, l’Unione cristiana (Cu) ha 5 seggi, i Verdi (Gl) 14 seggi, i Socialisti dell’Sp 14 seggi, il Partito del lavoro (Pvda) 9 seggi, gli animalisti del PvdD 5 seggi e altre liste minori ottengono i residui 9 seggi.

E poiché la maggioranza all’Anp è di 76 seggi, va da sé che il premier Rutte, giunto al suo terzo mandato, ha iniziato subito a L’Aia le trattative per formare un governo di coalizione. E per trovare una quadra che potrebbe richiedere anche diversi mesi, visto che, con i numeri usciti dalle urne, gli occorre l’alleanza di almeno tre partiti. Con i due candidati più probabili che sono i Democristiani di centro destra e i i liberal democratici del D66.

Dal canto suo, il “populista” ed anti islamico Wilders, con cui nessuno vuole avere a che fare e che di certo non parteciperà a queste trattative, canta vittoria perché il suo Movimento diventa la seconda forza politica del paese dopo soli dodici anni di vita.

Così come restano a guardare i Laburisti del PvdA, che sono crollati da 38 a 9 seggi e che probabilmente hanno perso una valanga di voti, come ha ammesso sconsolato lo stesso leader Lodewijk Asscher, a beneficio degli emergenti Verdi, guidati dal trentenne Jesse Klaver, che passano da 4 a 14 seggi.

Reazioni di “sollievo” in Europa

Intanto, l’intero establishment europeo ha tirato un sospiro di sollievo, e perfino le sinistre di ogni paese plaudono alla presunta vittoria dei liberali e al mancato sfondamento dei Nazionalisti.

Tra i primi a fare riferimento alla vittoria delle “società libere e tolleranti in un’Europa prospera” è stato il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, seguito dalla cancelliera tedesca Angela Merkel (“E’ stato un bel giorno per la democrazia”) e dal suo rivale Martin Schulz, nonché dal premier spagnolo Mariano Rahoy, che si è complimentato con la democrazia olandese.

Ma è sulla Francia che ora si sposta l’attenzione di tutti, per l’avvicinarsi delle elezioni che vedono nonostante tutto favorita dai sondaggi l’estrema destra di Marine Le Pen.

Quella olandese, ha detto per esempio il presidente francese François Hollande, è una “vittoria chiara sull’estremismo”, mentre Guy Verhofstadt, leader dell’Alleanza dei Liberali e dei Democratici per l’Europa al Parlamento europeo, ha pronosticato che se “la gente vuole politici costruttivi ed affidabili per governare il loro paese, allora la Le Pen potrà anche fallire”.

Alla fine, a criticare il risultato delle elezioni olandesi, è la sola Turchia, che con il suo ministro degli Esteri Mevlut Cavusoglu, che nei giorni scorsi non ha potuto entrare nei Paesi Bassi per le sue manifestazioni elettorali a sostegno del presidente Erdoğan, secondo cui, questi o quelli, “sempre fascisti sono, e non c’è differenza”.