Festa del Cinema 13: Farenheit 11/9, il grande ritorno di Michael Moore

Festa del Cinema 13: Farenheit 11/9, il grande ritorno di Michael Moore

23 Ottobre 2018 0 Di Francesca Pierpaoli

Farenheit 11/9. Ancora un titolo criptico e ancora un documentario d’inchiesta per Michael Moore che torna a far discutere con le sue scomode rivelazioni. Dopo il successo di Bowling a Columbine (2002), Fahrenheit 9/11 (2004), che gli è valso una Palma d’Oro a Cannes, e Sicko (2006), il regista sbarca in Italia con il suo ultimo lavoro, Fahrenheit 11/9. In concorso alla Festa del Cinema di Roma, il film è nelle sale italiane come evento speciale fino a domani, 24 ottobre.

Fahrenheit 11/9 racconta, in modo spietato, la politica statunitense che ha portato all’elezione di Donald Trump, avvenuta il 9 novembre 2016, data che dà il nome al documentario. Giocando sulla reversibilità della data, tra l’11 settembre 2001 (9/11) e il giorno dell’elezione dell’attuale Presidente degli USA, ossia il 9 novembre 2016 (11/9), Moore imprime al documentario, già dal titolo, quella vena critica tipica del suo stile cinematografico.

Atto di accusa contro il Partito Democratico

In realtà il film è molto più che un attacco a Trump. E’un’analisi caustica e spietata delle politiche Democratiche che hanno portato alla sua elezione. Come ad esempio, lo scandalo delle Primarie truccate dei democratici, che hanno eletto Hillary Clinton quale candidato alla Casa Bianca al posto di Bernie Sanders, che aveva avuto molti più voti. Perché? Perché il candidato lo decide una ristretta èlite che non tiene conto della volontà popolare, ma solo delle logiche di partito.

L’analisi di Moore sulla crisi del Partito Democratico passa anche per Flint, città di origine del regista, dove l’acqua pura del lago Huron è stata sostituita da quella inquinata del fiume Flint: molti, soprattutto bambini, si sono ammalati di legionella, altrettanti sono morti per l’alta concentrazione di piombo presente. Tutto solo per costruire un nuovo, quanto inutile, acquedotto voluto dal Governatore Rick Snyder, Repubblicano e braccio destro di Trump. Le analisi dell’acqua furono alterate e nessuno ha mai pagato per questo delitto.

Anzi, Moore denuncia che l’allora Presidente Barack Obama, bagnandosi le labbra in un bicchiere dell’acqua avvelenata di Flint, abbia avallato e legittimato l’operato del governatore. Ma, ancora più scandaloso, è stato quando la General Motors accortasi che l’acqua del fiume malato rovinava i componenti delle sue auto, ha chiesto e ottenuto di poter riavere nelle sue fabbriche l’acqua pura del lago Huron. Mentre i bambini di Flint continuano a bere acqua inquinata.

Preoccupanti tendenze al dispotismo

Il docu film di Moore affronta anche altri temi, nel post elezione di Trump. Il regista filma infatti degli scioperi proclamati dagli insegnanti del West Virginia, costretti, per poter accedere alla polizza sanitaria, a usare un orologio fitbit, che ne contava i passi giornalieri. Una lotta dura e sfiancante che sono riusciti a vincere grazie alla proteste incessanti.

E’ poi la volta degli studenti americani che, dopo l’ennesima sparatoria in una scuola a Parkland, in Florida, hanno creato un movimento di protesta contro la politica delle armi facili; non manca una dura critica al sistema elettorale americano, che non tiene conto di chi ha realmente più voti. E Il futuro? Qualcosa si sta muovendo, come dimostra Alexandria Ocasio Cortez, la candidata socialista e ventottenne del Bronx che ha stravinto le primarie contro la corrente clintoniana del partito.

Farenheit 11/9 è un puzzle complicato e vario, che tenta di individuare responsabilità e colpevoli, con uno stile ironico, caustico, avvicente.

Il film si conclude con l’inquietante parallelismo tra il ‘pagliaccio’ Trump e Hitler, che parla con la voce di Trump. Addirittura Trump, per scherzo (?), dice di voler chiedere una modifica delle norme elettorali per poter restare in carica addirittuta 16 anni. Speriamo che almeno questo resti solo un film.