Greenwashing, non facciamoci prendere in giro!

Greenwashing, non facciamoci prendere in giro!

19 Febbraio 2021 0 Di Andrea Fontana

Nasce il ministero della Transizione ecologica. E la Ue denuncia il greenwashing, la falsa comunicazione “ambientale” delle imprese.

Transizione ecologica, il ministero c’è ma si chiama Ambiente

Finalmente abbiamo il ministero della Transizione ecologica. Non esattamente configurato come Beppe Grillo ha fatto credere ai votanti della piattaforma Rousseau, ma comunque un buon segnale, rafforzato anche dal discorso di insediamento del premier Mario Draghi.

Il ministro dell’Ambiente (per ora si chiama ancora così), Roberto Cingolani, allarga le proprie competenze e dovrà interfacciarsi con molti altri colleghi, primo tra tutti il pari grado allo Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti.

Ci arriviamo con una decina d’anni di ritardo, ma abbiamo le competenze per recuperare in fretta il tempo perduto. A condizione di capire cosa si intenda esattamente per transizione ecologica e non delegare tutto alla politica.

I nostri comportamenti e le nostre scelte potranno guidare il governo, ma occorre essere cittadini consapevoli. La rilettura della lettera enciclica Laudato sì del 2015 di Papa Francesco sarebbe utile.

Purtroppo la seconda enciclica di Bergoglio è stata quasi snobbata dal mondo cattolico, forse perché intrisa di dati scientifici e quasi nessun dogma, e accolta con sospetto dagli ambientalisti storici, che nel giro di pochi anni si sono visti surclassati da una ragazzina (Greta Thunberg) e da un signore venuto da lontano, vestito di bianco che in poche pagine ha saputo evidenziare le connessioni tra ecologia, economia, finanza, giustizia e diseguaglianze sociali.

Greenwashing, non facciamoci prendere in giro

Una quindicina di giorni fa la Commissione europea e le autorità di tutela dei consumatori ci hanno messo in guardia sulle imprese che dichiarano di fare per l’ambiente molto di più di quanto facciano in realtà (qui il rapporto completo).

Il fenomeno non è nuovo ed è conosciuto con il termine greenwashing (lavaggio verde), un’operazione di facciata e nulla più. Un fenomeno in aumento perché un numero sempre maggiore di consumatori vuole acquistare prodotti rispettosi dell’ambiente.

Didier Reynders, Commissario Ue per la giustizia, ha commentato: «Sempre più persone vogliono vivere una vita all’insegna del rispetto dell’ambiente, tuttavia molti commercianti senza scrupoli ingannano i consumatori con affermazioni vaghe, false o esagerate. La Commissione è fermamente determinata a dotare i consumatori dei mezzi per la transizione verde e a lottare contro il greenwashing».

Si tratta anche di concorrenza sleale. Il greenwashing non offre il giusto vantaggio a quelle aziende che si stanno davvero impegnando per rendere i loro prodotti e le loro attività sostenibili.

Dichiarazioni vaghe e generiche, come “cosciente”, “rispettoso dell’ambiente”, “sostenibile”, per suscitare nei consumatori l’impressione, priva di fondamento, di un prodotto senza impatto negativo sull’ambiente, sono abbastanza semplici da smascherare, ma non sempre è così perché diverse lobby stanno cercando di farsi ciascuna “regole ” ambientali proprie.

Questa prima indagine ha riguardato principalmente la comunicazione sul web di aziende di abbigliamento, cosmetici ed elettrodomestici e ha evidenziato che oltre il 40% delle affermazioni sbandierate sono ingannevoli, fuorvianti e non documentate.

Nel Regno Unito entro la fine dell’anno verrà pubblicata una guida per aiutare le imprese a sostenere la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio, assicurando al contempo che i consumatori ottengano le informazioni di cui hanno bisogno.

In Olanda le aziende che fanno affermazioni sulla sostenibilità errate o fuorvianti possono essere multate già oggi dall’Authority per i consumatori e il mercato.

Un po’ come è successo lo scorso anno a ENI che si è vista appioppare una multa da 5 milioni di euro dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato italiano per la campagna pubblicitaria relativa al carburante Eni Diesel+.

Il vantato positivo impatto ambientale connesso al suo utilizzo, il risparmio dei consumi e le riduzioni delle emissioni gassose, non sono risultati fondati. Insomma, per il “Green Diesel” di ENI, una solenne bocciatura.