M5s, le inutili vittorie non servono al Paese: urge voltar pagina

M5s, le inutili vittorie non servono al Paese: urge voltar pagina

22 Aprile 2017 0 Di Marino Marquardt

M5s, la ditta Grillo & Casaleggio prenda atto che le vittorie inutili non servono al Paese e screditano cgi le ottiene.

M5s, le vittorie inutili non servono al Paese

Le inutili vittorie non servono al Paese e alla lunga screditano chi le ottiene. Di ciò prenda atto la premiata Ditta Grillo & Casaleggio.

Sia chiaro: in un quadro politico tripolare come è quello che presenta l’Italia senza accordi tra forze politiche non si governa. Lo dice la matematica, lo conferma il buonsenso.

Detto ciò il M5s – fortemente indiziato di vittoria alle prossime elezioni – rischia una sorta di autismo politico se non prende atto di questa realtà e non inizia a parlarne ripudiando l’antico imperativo negazionista in materia di alleanze.

Scegliere di fare il mestiere dell’oppositore permanente può essere comodo. Ma alla fine non paga più presso i cittadini. Senza dire che quello dell’oppositore a vita è un mestiere che espone quanti lo praticano al rischio di furti programmatici. Tanto per fare un esempio il reddito di inclusione proposto recentemente dal governo non è altro che uno scimmiottamento bonsai del reddito di cittadinanza proposto da anni dai 5 stelle. In sostanza si è trattato di un furto parziale di idea. Un furto di cui dovrebbe giovarsi un numero inferiore di cittadini rispetto a quello previsto dal M5s, un furto con la previsione di importi inferiori da elargire a quanti sono alla canna del gas.

Ricordo per inciso che dalle nostre parti, al tempo della Prima Repubblica, per quarant’anni ed oltre vi fu una forza politica di massa – il Pci – condannata dagli equilibri internazionali all’opposizione permanente. Ma erano tempi diversi ed erano soprattutto uomini diversi dagli attuali a tenere i fili del teatrino. E grazie ad accordi clandestini (ma non troppo) tra Pci e Dc, complice la forza sindacale, il Paese – pur tra scandali e ruberie – raggiunse altissimi livelli di sicurezza sociale. Oggi di quel tempo il Paese raccoglie soltanto l’eredità di scandali e ruberie. Per non poi dire dello spessore intellettuale e politico dei parvenue di Palazzo Chigi, di Palazzo Madama e di Montecitorio…
Tornando ai nostri giorni, il quadro è oltremodo desolante. Uno scenario tripolarista di fronte al quale una forza politica per quanto forte non può illudersi di governare da sola né può trasmettere questa chimera ai suoi elettori. Li ingannerebbe. Il M5s deve pertanto assumere iniziative innanzitutto in materia di programma da confezionare e da divulgare al più presto. Come deve assumere iniziative in materia di svolta culturale aprendo alla possibilità di accordi programmatici con altre forze politiche. A questo punto per il M5s fare ciò diventa un dovere più che una scelta.
Indubbiamente la questione è complessa per un Movimento che fa della morale pubblica la sua forza. Renzi o Berlusconi per me pari sono, direbbe Grillo. Cosa resta? Poca roba: la Sinistra non ha i numeri e un abbraccio con Salvini finirebbe con l’alienare le simpatie dei meridionali verso i pentastellati. Un rompicapo. Per questa ragione sarebbe utilissimo se Quelli del No il 30 di questo mese si recassero in massa alle urne per votare Michele Emiliano (o come seconda scelta Andrea Orlando). Col Pd non guidato più dall’inaffidabile ex Capo Scout un certo discorso su base programmatica potrebbe anche essere avviato.
Ps. La riflessione è rivolta a quanti nel M5s conoscono le leggi della politica. Non ho inteso rivolgermi agli acefali tifosi ultrà che dalle parti del 5 stelle purtroppo pullulano in troppi.
22/04/2017 h.06.35