Myanmar, Suu Kyi prova a resistere al colpo di stato

Myanmar, Suu Kyi prova a resistere al colpo di stato

03 Febbraio 2021 0 Di Anita Bonollo

A due giorni dal colpo di stato in Myanmar la presidente Suu Kyi invita tutti a resistere. Critiche da Onu, Usa ed Europa.

Colpo di stato in Myanmar, Suu Kyi invita a non cedere

A due giorni dal colpo di stato militare in Myanmar, centinaia di parlamentari sono ancora detenuti negli alloggi governativi presidiati dalle forze armate birmane.

La leader Aung San Suu Kyi, invece, si trova agli arresti domiciliari nella sua casa a Naypyitaw, la capitale.

I componenti del partito chiedono l’immediato rilascio del Nobel per la Pace Suu Kyi.

Lei risponde invitando la popolazione a non mollare e continuare a protestare contro le forze armate.

Nel frattempo, l’esercito ha proclamato lo stato di emergenza.

L’ex generale Mynt Swe è stato nominato presidente ad interim per “guidare il Paese attraverso l’emergenza e portarlo

verso elezioni giuste ed equilibrate, secondo la Costituzione”.

Il colpo di stato in nome della Costituzione

La mossa dei militari è arrivata dopo un periodo di crescente tensione tra il partito in carica, la Lega nazionale per la democrazia (LND) e le forze armate.

L’esercito infatti non ha mai accettato l’esito delle elezioni nazionali di novembre.

Il partito di Suu Kyi ha ottenuto oltre l’80 per cento dei voti e una solida maggioranza in Parlamento, mentre i seggi controllati dai militari si erano ridotti a 24.

Le forze armate birmane hanno sempre sostenuto che Suu Kyi avesse commesso dei brogli elettorali per vincere le

elezioni.

Proprio questo mese la Corte suprema del Myanmar avrebbe dovuto pronunciarsi sulle denunce di brogli elettorali.

E lunedì avrebbe dovuto insediarsi il nuovo Parlamento.

Invece, dopo una escalation di tensioni tra le forze politiche, le proteste sono sfociate in un golpe militare indicato come ‘inevitabile’ e ‘legittimo’.

I militari, infatti, si sono richiamati agli articoli 417 e 418 della Costituzione del 2008 per giustificare l’attacco.

Questi articoli stabiliscono che, qualora si dovesse presentare una situazione in cui l’unità dell’Unione è a rischio, il presidente deve proclamare lo stato di emergenza e consegnare i poteri legislativo, esecutivo e giudiziario al comandante della Difesa, affinché possa ristabilire l’ordine.

Le reazioni della comunità internazionale

L’Italia ha condannato l’attacco da parte dei militari, invitandoli a liberare immediatamente gli esponenti politici arrestati e a rispettare il volere popolare emerso durante le ultime elezioni.

Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden invece, non solo ha condannato il golpe, ma ha minacciato di ripristinare le sanzioni economiche che erano state rimosse in seguito alla progressiva transizione del Paese verso la democrazia.

Analoga richiesta è arrivata dall’Unione Europea, che si è espressa attraverso la Presidente della Commissione Ursula Von Der Leyen, il Presidente del Consiglio Charles Michel e l’Alto rappresentante per la Diplomazia e la Politica Estera Joseph Borrell.

Tutti hanno condannato le azioni dell’esercito e chiesto fermamente il rilascio istantaneo dei politici e della leader Suu Kyi.

Anche Londra si è mossa sulla stessa linea, convocando l’ambasciatore birmano nel Regno Unito per sincerarsi delle condizioni degli arrestati.

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si è riunito ieri per decidere come agire.