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Rai, più pluralismo disturba la nomenklatura

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L’arrivo di Marcello Foa e di Giampaolo Rossi comincia a cambiare gli equilibri in Rai. Le recenti dichiarazioni del direttore di Rai 2 Carlo Freccero lasciano intuire che è in corso qualcosa di più di una riflessione circa l’esigenza di assicurare maggiore pluralità dell’informazione e più approfondimenti. Il pubblico sta premiando questa scelta, come dimostra il crescente successo del Tg2 di Gennaro Sangiuliano.

Era dunque da attendersi che una certa nomenklatura politico-mediatica, dalla precisa agenda politica, avrebbe dato inizio al fuoco di sbarramento.

Ecco quindi che su La Stampa, con sovrano sprezzo del ridicolo, Jacopo Iacoboni firma un controverso allarme sul nuovo indirizzo della Rai. Peccato che i suoi argomenti siano, a dir poco, risibili.

Gli argomenti di Iacoboni sono risibili

Iacoboni, fra l’allarmato e il piagnucoloso, ripropone l’intero armamentario della propaganda mondialista: russofobia, antieuropeismo, fascismo e antisemitismo (“tutto molto eurasiano e rossobruno”, scrive), populismo, complottismo, addirittura la contiguità con Assad. Ha dimenticato l’”hate speech”. Appare opportuno ricordarglielo, per quando scriverà la seconda puntata.

Elenca, quasi con disgusto, L’intellettuale dissidente, il cui direttore Sebastiano Caputo propone invece eccellenti reportage dal Medio Oriente e dal Donbass, nonché interviste a Steve Bannon. O L’antidiplomatico, legato al M5S. Oppure Il nodo di Gordio, che “parla bene di Trump” e il cui direttore Daniele Lazzeri “fa parte della cerchia di Savona”. Cita, con tono di scherno, il motto di Russia Today “Question more”.

Chissà, magari fra il 2015 e il 2016 Iacoboni e tanti altri, non solo in Italia, avrebbero dovuto pensare loro a intervistare Bannon. Oppure provare loro stessi a “question more” la narrativa della Cnn e i servizi dell’inviata Rai a New York, Giovanna Botteri. Avrebbero allora intuito – forse – che negli Stati Uniti era in incubazione il cataclisma politico che ha portato Trump alla Casa Bianca. Un fatterello da niente, per gli equilibri globali.

Sullo sfondo del caso Rai, il disprezzo dei mondialisti per i popoli

Dietro la povertà degli argomenti di Iacoboni si delineano due dati.

Il primo, è il ricorrente disprezzo dei mondialisti per il popolo. Un popolo considerato incapace di informarsi e dunque di decidere per sé. Un disprezzo tanto più accentuato quanto più i popoli si ostinano a votare contro l’agenda mondialista e i suoi esecutori. Contro la Brexit. Per Trump. Per Orban. Per Putin. Per il M5S e la Lega.

Il secondo, è la sempre più sfacciata partigianeria della stampa. Sia chiaro, è fisiologico e positivo che i mezzi di informazione abbiano un orientamento politico: è il sale della democrazia. È però inaccettabile che facciano disinformazione. Una disinformazione di cui si rendono responsabili proprio quei media, come il Corriere della Sera, che sono i primi critici della stampa cosiddetta alternativa.

E per informarsi uno dovrebbe mettersi nelle mani di costoro?

La crisi del progetto mondialista si riverbera sulla stampa mainstream

Contrariamente a quanto pensano i mondialisti, il popolo non è bue. E, come stanno scoprendo, è difficile fargli ingoiare la propaganda, soprattutto quando questa è chiaramente smentita dai fatti. Non esiste l’inflazione percepita, esiste il crollo del potere d’acquisto. Non esiste l’immigrazione percepita. Esiste invece, eccome, il boom dei crimini commessi dagli stranieri. Si può anche dire, se si vuole, che “la Grecia è il più grande successo dell’Euro“. Poi, però, occorrerebbe convincere i greci.

La causa del successo dei media indipendenti risiede nel discredito della stampa mainstream, che ha sposato sic et simpliciter l’agenda mondialista. L’enfasi dei giornaloni sui petalosi “nuovi diritti” ha il preciso obiettivo di nascondere la progressiva riduzione dei diritti fondamentali: famiglia, lavoro, educazione, servizi sociali. E presto, se non si reagirà con vigore, anche la libertà di espressione e i diritti civili e politici.

Stampa alternativa, c’è chi ha voglia di censura

La perdita del suo monopolio dell’informazione, ormai irreversibile, spiega perché non solo la stampa mainstream non denuncia i progetti sempre meno nascosti di mondialisti e sinistra di imbavagliare i media alternativi, ma gli fa persino da grancassa.

Rilanciando periodicamente terroristici allarmi fake news. E guardandosi bene dal riferire i retroscena che emergono dopo le inchieste del Senato Usa.

Nessun allarme invece per i tentativi sempre meno velati di introdurre forme di censura con la scusa delle fake news. Nessuno scandalo per i documenti internazionali, come il Patto Globale sull’immigrazione, che pongono le basi per varare gravi limitazioni della libertà d’informazione.

Non solo Rai: verso la fine del monopolio mondialista dell’informazione ufficiale

La crisi di autorevolezza dei mainstream media è dovuta al fatto che i loro azionisti di riferimento sono i conglomerati finanziari, bancari e industriali, che vogliono un mondo anomico. Senza regole e senza frontiere. Per queste anime belle, si devono poter deportare masse di esseri umani da paesi in via di sviluppo per indebolire le rivendicazioni salariali dei lavoratori delle economie avanzate. Mascherando il tutto con il “restiamo umani”.

Freccero pertanto ha visto bene: allargare lo sguardo del servizio pubblico sul mondo dei media indipendenti alternativa favorisce la pluralità dell’informazione.

D’altronde, una stampa che di fronte alla scelta tra difendere la propria narrativa oppure la propria autorevolezza sceglie la prima e quindi si delegittima da sola, come accaduto ad esempio in Gran Bretagna o in Germania .

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11 Gennaio 2019 | 12:00


Fonte Originale: https://www.diplomaziaitaliana.it/rai-piu-pluralismo-disturba-la-nomenklatura/