Speranza, onestà intellettuale e l’equivoco del progetto D&P

Speranza, onestà intellettuale e l’equivoco del progetto D&P

26 Febbraio 2017 0 Di Marino Marquardt

Scivolone di Roberto Speranza nell’intervista a Sky: “Si allarga il muro della Sinistra contro il populismo”. Come ipotizzare ancora un’alleanza Dp-Pd?

 

Ho seguito con attenzione su Sky l’intervista di Maria Latella con Roberto Speranza, leader in pectore di “Democratici e Progressisti“, il Movimento formato dai dissidenti fuorusciti dal Pd.

Idee chiare, Speranza non è uno che parla a vanvera. Ed appare anche intellettualmente onesto nel corso della chiacchierata, qualità – l’onestà intellettuale – che lo indusse a soli 36 anni a dimettersi da capogruppo alla Camera del Pd perché non disposto a votare la fiducia sull’Italicum.

Ribadita l’ostilità all’ex premier e rilanciata la questione morale e sociale, con estrema chiarezza Speranza ha spiegato che – attraverso la nascita del nuovo soggetto politico a cui ha dato vita con Enrico Rossi e Pierluigi Bersani con la regia occulta (ma non troppo) di Massimo D’Alemala Sinistra ritrova una casa pronta ad accogliere i delusi dal Pd renziano.

Speranza, equivoci sul progetto Dp?

Ma il veleno – come spesso accade – è nella coda del discorso. Già perché dopo aver rimarcato le distanze da Matteo Renzi e dalla politica espressa nell’ultimo triennio dal suo ex segretario (“Pd amico dei poteri forti, di quanti se la passano bene, di quanti ce l’hanno fatta e Pd distante dai problemi dei deboli e degli ultimi”), Speranza scivola in vista del traguardo della mezz’ora di conversazione.

E spiega:

Con noi il centrosinistra si allarga e si rafforza il muro al populismo.

Un “muro”, inutile dire, da costruire insieme con il Pd renziano. Vero che la politica è l’arte del possibile… Ma come si fa ad immaginare un percorso comune con un personaggio di cui si è detto peste e corna soltanto pochi minuti prima?

Una onesta confessione – questa di Speranza – che lascia aperta la porta al sospetto diffuso in molti ambienti secondo il quale tutto sto casino sarebbe soltanto figlio di una disperata operazione di marketing politico di fronte all’avanzata del “pericolo populista”.