Suicidio assistito all’estero, quando la scelta di morire diventa un privilegio

Suicidio assistito all’estero, quando la scelta di morire diventa un privilegio

28 Febbraio 2017 0 Di Marino Marquardt

La scelta del suicidio assistito adottata da Dj Fabi in Svizzera apre un confronto etico oltre che politico non più rinviabile. O quella scelta diventa un privilegio di pochi.

 

Suicidio assistito, la scelta di Dj Fabo

La materia è estremamente delicata e scivolosa. E chi la tratta può rischiare di apparire insensibile, superficiale, sciocco, gretto o lontano dal valore della vita. Detto ciò, la scelta del suicidio assistito adottata da Dj Fabo, apre un un confronto di natura etica prima che politica.

Un confronto sul valore della vita e sul valore della libertà di quanti la vita non possono più viverla e di quanti le rispettive libertà personali dipendono dalla volontà altrui perché si è impossibilitati ad esercitarla.

Una materia angosciante ma da trattare.

Di fronte agli appelli e alla conseguente scelta tragica ma liberatoria dalle insopportabili sofferenze di Dj Fabo – il suicidio assistito all’estero perché vietato dalla legge italiana – la politica anziché mettere mano alla legge sul testamento biologico (evitando così la discriminazione tra chi ha i soldi per comprarsi un biglietto per andare a morire all’estero e chi questi soldi non li ha e quindi è condannato a soffrire) ancora una volta si è divisa tra l’oscurantismo cattolico e l’impotente laicismo di sempre, E tra dogmi e istanze non confessionali tutto resta ancora fermo.

 

Senza legge il suicidio assistito è un privilegio

Detto ciò trovo discriminatoria per quanti soffrono senza speranza l’insensibilità sul tema dei legislatori.

Una insensibilità che si traduce nel lugubre e amaro privilegio di poter morire soltanto per quanti possono economicamente permetterselo.

In questo caso anche la morte, insomma, diventa una questione economica, di soldi.

A questo fatto Marx – in considerazione del suo tempo – non ci era arrivato…

Assenza della politica che ha anche finito col rendere fenomeno mediatico la tragica scelta.

Giornali e tv hanno mandato inviati per raccontare una fine strettamente privata.

E non si dica per sensibilizzare la gente sul tema, vi sono modi e modi per farlo.

Riconosco che se fossi un legislatore avrei difficoltà nello scrivere norme sulla libertà di morire di quanti la vita non l’hanno più. Ed eviterei di mettere punti, virgole e punti e virgole.

L’innato rispetto per la vita mi creerebbe non poche difficoltà nello stilare un testo del genere. Me la potrei cavare soltanto scrivendo poche righe, rifacendomi alla legge svizzera, e senza entrare troppo in particolari che potrebbero ricordarmi i crudeli, orrendi e sadici lettini della morte Usa.

Questa sarebbe un’altra storia, seppure anch’essa tremenda.