Trump sente la presidente di Taiwan, la Cina protesta

Trump sente la presidente di Taiwan, la Cina protesta

03 Dicembre 2016 0 Di Redazione In24

Suscita subito le proteste della Cina l’iniziativa diplomatica del neo presidente Donald Trump, che sente al telefono la presidente di Taiwan. Non accadeva da decenni.

 Trump chiama la premier di Taiwan

Spiazza tutti, dentro e fuori l’America, l’iniziativa diplomatica presa da Donald Trump di sentire al telefono la presidente dell’isola di Taiwan, Tsai Ing-wen. Già, perché colloqui ai massimi livelli tra Stati Uniti e Taiwan non accadevano da anni, perché gli Stati Uniti per decenni hanno appoggiato la piccola repubblica costituita dal governo cinese nazionalista fuggito dalla Cina dopo la Rivoluzione di Mao Tse Tung. Ma poi, con Jimmy Carter nel 1979, hanno preferito riconoscere Pechino. Ed ovviamente, il primo a protestare, per le vie diplomatiche, è stato proprio il governo della Cina popolare, il cui presidente Xi Jinping è stato peraltro uno dei primi leader stranieri a parlare con Trump dopo la sua elezione.

Tra l’altro con la sua iniziativa non casuale ma decisamente voluta, il presidente eletto degli Usa dimostra di avere una sua precisa idea delle relazioni diplomatiche degli Usa, nonostante abbia proclamato in campagna elettorale di voler ridurre gli impegni all’estero del suo Paese.

Dunque, per la prima volta dal 1979, un presidente Usa, sebbene non ancora entrato nella Casa bianca, apre una comunicazione con il governo di Taiwan. La telefonata tra Trump e la Ing-wen, che c’è stata venerdì ed è durata circa 10 minuti, è stata concordata dalle due parti (come ha confermato il portavoce della presidente) e la foto della presidente al telefono è stata diffusa dal suo ufficio di Taipei.

A quanto ha scritto lo stesso Trump su Twitter, è stata la presidente di Taiwan, che è stata eletta lo scorso mese di gennaio, a chiamarlo.

Il presidente di Taiwan mi ha chiamato oggi e si è congratulata perché ho ottenuto la presidenza. Grazie!, ha scritto Trump.

Inoltre, a quanto ha fatto sapere l’ufficio della presidente di Taipei, i due hanno parlato anche della possibilità di rafforzare le relazioni bilaterali e di avviare una possibile cooperazione tra Stati Uniti e Taiwan, mentre lo staff di Trump ha detto in un comunicato che “esistono stretti legami economici, politici e di sicurezza tra Taiwan e gli Stati Uniti”.

Ma la condizione internazionale di Taiwan è molto delicata, dal momento che l’isola ospita sin dalla Rivoluzione maoista il governo cinese fuggito dal continente, mentre la Repubblica popolare cinese ha sempre considerato l’isola una provincia “ribelle”, da riconquistare alla madre patria, prima o poi, in un modo o nell’altro.

Durante la Guerra fredda, la sua vicinanza alla Cina l’ha resa strategicamente fondamentale, come testimoniano le postazioni di osservazione, i radar e le installazioni militari a difesa delle sue coste e del piccolo braccio di mare che la separa dalla Cina.

Nel 1979, a sorpresa, il presidente Usa Carter ha capovolto le tradizionali relazioni di sostegno a Taiwan ed ha accolto la teoria della “Cina unica”.

Nel tempo i rapporti tra le due Cine si sono in parte normalizzati, anche per gli intensi investimenti industriali dei taiwanesi in Cina. Ma la tensione è tornata alta da quando è stata eletta la presidente Tsai, leader del Partito democratico progressista e favorevole all’indipendenza dell’isola.

Per questo, dall’altro lato del canale, la telefonata di Trump a Taiwan ha provocato più di un sussulto.

Abbiamo preso nota delle notizie e abbiamo fatto una solenne rimostranza alle competenti autorità americane”, ha detto il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Geng Shuang, sottolineando che “nel mondo c’è una sola Cina e Taiwan è una parte inseparabile del territorio cinese”

L’agenzia di stampa del governo cinese Xinhua ha scritto inoltre che la Cina può essere per gli Usa un “partner cooperativo”, ma solo se e fino a che Washington rispetterà gli interessi fondamentali della Cina, compresa la questione di Taiwan.

La telefonata ha spiazzato anche gli ambienti politici americani, perché ancora una volta Trump ha violato la tradizione, che lo vorrebbe fermo in attesa di assumere la carica, ed ha invece preso diverse iniziative assolutamente autonome in politica estera, sentendosi personalmente con diversi capi di Stato e di governo. Come il primo ministro del Pakistan, Nawaz Sharif, sentito nemmeno una settimana fa, ed ha addirittura invitato a Washington il premier delle Filippine, Rodrigo Duferte.

Tanto che è stato cortesemente invitato ad avvalersi della collaborazione del Dipartimento di Stato e del suo personale, mentre la Casa bianca si è sentita in dovere di far sapere che la politica Usa nei confronti di Taiwan non è cambiata.

Finora, almeno.