Unioni civili: una legge non solo per gli omosessuali

Unioni civili: una legge non solo per gli omosessuali

18 Marzo 2016 0 Di Rita Dietrich

Unioni civili: criticata, osteggiata, voluta disperatamente, la nuova legge non è solo per i gay, ma aiuta più di un milione di famiglie italiane etero. 

Unioni civili, la proposta di legge attende l’esito finale

Basta che passi, o almeno che gli elettori abbiano questa impressione. Questo sembra ormai il meccanismo, apparentemente democratico, con il quale vengono votate le leggi del governo Renzi. Per mantenere in piedi la sua sempre più traballante maggioranza, l’ex sindaco di Firenze, infatti, preferisce smembrare le leggi in discussione piuttosto che mettere a rischio il suo mandato. Ed è proprio questo quello che è accaduto al Senato riguardo la tanto attesa legge sulle unioni civili che riporta la firma della pieddina Monica Cirinnà. Un successo ottenuto con la maggioranza assoluta, lo ha chiamato Renzi, che in realtà nasconde molte trappole e confusione.

Facciamo il punto della situazione

La prima confusione che risalta è che la legge appare dedicata specificamente alle coppie gay. Nonostante nella proposta di legge vi siano per la prima volta in Italia espliciti riconoscimenti di queste unioni, il contenuto riguarda anche più di un milione di coppie etero, che non essendo unite in matrimonio, fino ad oggi hanno avuto molte difficoltà a farsi riconoscere i propri diritti. Fino ad oggi infatti per tutte le coppie non sposate, quello che appare scontato in un rapporto stabile è sempre stato frutto di battaglie giudiziarie. Accedere nei reparti più delicati di un ospedale, come per esempio la terapia intensiva, comunicare le ultime volontà del compagno ai dottori, come per esempio l’autorizzazione all’espianto degli organi, ottenere la pensione di reversibilità sono state da sempre diritti riservati solo ai familiari congiunti o consaguinei, così come anche tutti quei diritti e doveri che scattano nel caso di un divorzio, come per esempio  i contributi economici al coniuge non autosufficiente o il diritto di ereditarietà di beni e di immobili dopo le separazioni. Tutto ciò ha costretto le coppie di fatto, in tutti questi anni, a trovare escamotage per ovviare a questa lacuna legislativa come per esempio in caso di presenza di figli beneficiare dei diritti concessi a quest’ultimi, la casa o il mantenimento, stipulare accordi privati di fronte al notaio, oppure spiccare polizze vita per fare ereditare le proprietà al compagno rimasto in vita. In altre parole, per la società civile, le coppie di fatto non sono mai esistite, eppure le abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni.

Questo però, se la nuova legge a firma della senatrice Cirinnà dovesse passare anche alla Camera e diventare quindi effettiva, dovrebbe finalmente creare una base legislativa che riconoscerebbe le unioni civili alla quasi parità di quelle sposate. Il “quasi” però è d’obbligo, dal momento che a tutte le coppie di fatto, sia etero che non, non è concessa l’adozione di bambini, emendamento prima inserito nella proposta e poi stralciato per far digerire il disegno di legge anche ai senatori più ortodossi.

Ecco le tappe della legge

A fine febbraio e precisamente il 25, dopo un lungo ed estenuante dibattito fra le correnti politiche che ha visto lo scioglimento e la ricomposizione di nuovi schieramenti in seno ai partiti, la legge sulle unioni civili conclude il suo passaggio al Senato. Ora il voto passa ai deputati, dopo una discussione che vedrà impegnata la commissione di giustizia della Camera per almeno altri 3 mesi. Nonostante il governo Renzi abbia commentato il voto come appunto un successo, molte questioni rimangono ancora ancora aperte e potrebbero minare il provvedimento tanto atteso da milioni di famiglie di fatto, eterosessuali e non.
Per portare a casa il “successo”, infatti il Pd ha stralciato l’aspetto più contrastato della legge, ovvero quello chiamato con un inglesismo Stepchild, che permette ad un membro della coppia di adottare il figlio naturale dell’altro, proprio come accade nelle coppie spostate.

Tale scelta ha gettato le basi per un ulteriore scontro. Sul campo di battaglia infatti, insieme alle associazioni gay che hanno organizzato lo scorso 5 marzo una manifestazione a Roma, sono ridiscesi gli schieramenti più a sinistra e il Movimento 5 Stelle, mentre il centro destra, capeggiato da Alfano, ha già annunciato di ripetere lo stesso stratagemma adottato al Senato, ovvero quello di inondare la discussione di migliaia di emendamenti, costringendo così nuovamente il governo a far passare la legge chiedendo al fiducia. Insomma il solito copione che viene adottato tutte le volte quando un partito si dichiara contrario alla legge, ma non vuole perdere la poltrona.

Unioni civili 5 marzo roma

Manifestazione pro Unioni civili del 5 marzo 2016

Mentre il Parlamento continua le sue lotte intestine, che spesso hanno poco a che vedere con il progresso legislativo del Paese, le numerose famiglie, la cui colpa è solo quella di non voler o non aver potuto optare per il vincolo istituzionale del matrimonio, devono ancora arrangiarsi con le leggi vigenti fra tanti ostacoli e raggiri, affrontati soltanto a colpi di milioni di euro. Il ché coinvolge non solo le coppie omosessuali, ma anche il milione di coppie etero presenti in Italia (dati stimati Istat 2014) con il risultato di mettere queste due categorie l’una contro l’altra, come se i diritti ottenuti da ognuna potessero in qualche modo ledere quelli dell’altra.

La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”.

Questo testo costituzionale, articolo 29, comma 1, sembra proprio difficile da scardinare completamente, nonostante le innumerevoli sentenze della Corte di Cassazione e i diversi tentativi legislativi che si sono succeduti negli ultimi vent’anni.