Bilancio, Enti locali e sanità sotto la lente

Bilancio, Enti locali e sanità sotto la lente

23 Marzo 2016 0 Di Pietro Nigro

Ampio spazio per la contabilità degli enti locali e del comparto sanitario nel Rapporto sulla finanza pubblica della Corte dei conti. Sotto la lente i risultati e le conseguenze della riduzione della spesa e le disfunzioni e le inefficienze che è urgente eliminare.

 

Enti locali, il cittadino paga gli equilibri di bilancio

Anche gli enti locali finiscono sotto la lente della Corte dei conti, che nel suo Rapporto sulla Finanza pubblica esamina gli effetti della riduzione della spesa e delle innovazioni legislative sulla tenuta dei conti della pubblica amministrazione locale.

Il bilancio della pubblica amministrazione periferica, nota la Corte dei conti, è stato fortemente ridimensionato nel periodo della crisi, con una spesa primaria passata dal 15,7 per cento del Pil nel 2009 al 14,2 del 2014 e al 13,8 nel preconsuntivo 2015.

In particolare, nel 2015, tutte le regioni hanno rispettato gli equilibri di bilancio, nonostante abbiano dovuto cedere risorse alle amministrazioni locali per circa 1 miliardo di euro, così come i comuni, che confermano l’efficacia delle misure volte ad agevolare il passaggio alle nuove norme di contabilità e a invertire la tendenza alla compressione degli investimenti. Nel 2016, il saldo tra entrate e spese finali degli enti locali si attesta su circa 4 miliardi di euro. La quota più rilevante, oltre 900 milioni, è esposta dai comuni della Lombardia; a seguire quelli della Campania, dell’Emilia Romagna e della Toscana. Dal punto di vista demografico, i comuni che presentano un avanzo più consistente appartengono alla fascia medio-piccola, tra 5 mila e 60 mila abitanti.

Il sistema contabile e finanziario degli enti locali italiani è molto cambiato nell’ultimo biennio, con la fine del patto di stabilità interno, da sempre ritenuto il principale ostacolo alla ripresa degli investimenti, e la sua sostituzione con un vincolo più semplice (un unico saldo non negativo, in termini di competenza, tra le entrate finali e le spese finali). Inoltre, la nuova contabilità e i nuovi vincoli di bilancio dovrebbero ridurre il pericolo di comuni che si ritrovano con consistenti disavanzi di gestione scaricati sulle spalle dei cittadini per gli anni a venire.

La tendenza al decentramento amministrativo e fiscale, in Italia e nel resto d’Europa, fa notare la Corte dei conti, è stata molto condizionata dalla crisci economica del 2008, che ha indotto a spostare molte spese a livello centrale ed a ridurre sempre più quelle rimaste a livello locale. Sul lato delle entrate, poi, si sono registrati una riduzione del gettito e un calo dei trasferimenti dallo Stato, il che ha spinto gli enti locali ad utilizzare maggiormente la risorse proprie e soprattutto i proventi dei servizi, aumentati infatti anche del 20 per cento. Che però, secondo la Corte, restano piuttosto economici in Italia rispetto al resto d’Europa, e sono quindi le voci che potranno o dovranno essere aumentate per coprire i costi delle amministrazioni locali.

 

Sanità, migliorare i conti e aumentare l’efficienza

Ma è sulla sanità che si registrano, secondo la Corte dei conti, le maggiori tensioni finanziarie, come confermato dal lieve peggioramento del bilancio del settore evidenziato dal consuntivo del 2015, mentre le perdite del settore, che sono state di circa 870 milioni nel 2014, sono passate a circa 1 miliardo di euro.

Come l’intera Amministrazione pubblica, anche il settore sanitario è stato chiamato a ridurre la spesa, il che è accaduto in media del 2 per cento l’anno tra il 2009 e il 2014. Ma intanto, sono diminuite le risorse, pubbliche e private, destinate alla sanità, con un divario sensibilmente aumentato rispetto agli altri paesi europei. Addirittura, oggi siamo a meno della metà rispetto alla Germania. Inoltre, secondo l’Ocse, anche se il numero del personale medico per abitante resta sostanzialmente invariato tra i vari Paesi europei, in Italia sono stati ridotti fortemente il numero di posti letto (3,4 per mille in Italia, 8,3 per mille in Germania, 6,3 in Francia e 4,8 in media nei paesi Ocse, mentre la riduzione del numero di ospedali non è stata compensata dall’aumento dei posti in strutture residenziali per anziani. E se la spesa sanitaria cala, aumenta, rileva la Corte, il contributo economico richiesto direttamente ai cittadini, e aumentano i casi in cui i malati semplicemente rinunciano alla cura per motivi di costo o di liste di attesa.

Ma lo sforzo di risanamento dei conti pubblici dovrà proseguire negli anni a venire, e richiederà di superare le inefficienze gestionali ed organizzative e di valutare attentamente la funzionalità degli strumenti fin qui adottati. Da questo punto di vista, la Corte dei conti sostanzialmente promuove i Piani di rientro adottati dalle Regioni per risanare il deficit in sanità, sia per la loro efficienza finanziaria, sia perché hanno fatto aumentare la qualità e garantito i livelli essenziali di assistenza, ma richiede che risparmi e miglioramenti che si dovranno ancora ottenere, sia nelle regioni in emergenza che nelle altre, siano utilizzati – e urgentemente – per adeguare l’offerta dei servizi sanitari. Di qui la necessità di adottare efficaci meccanismi di controllo della spesa e di utilizzare meglio le strutture e le risorse disponibili.

Sul fronte della spesa, tuttavia, il Rapporto della Corte dei conti evidenza anche che tetti di spesa e payback sui farmaci non riescono a incidere sulla spesa, mentre l’utilizzo di prezzi di riferimento per gli acquisti spesso si scontra con la grande varietà ed eterogeneità dei prodotti e dei servizi disponibili, mentre lo stesso meccanismo dei ticket deve essere calibrato meglio per essere adeguato e garantire l’accesso alle prestazioni sanitarie. Infine, la Corte raccomanda di manutenere gli strumenti informativi, ritenuti indispensabili sia per rimuovere le distorsioni e monitorare continuamente i risparmi attesi e la tenuta degli obiettivi di qualità dei servizi, e di estendere l’utilizzo di buone pratiche e positive esperienze.