Concorsi in sanità, Umbria nella bufera dopo il blitz della Finanza

Concorsi in sanità, Umbria nella bufera dopo il blitz della Finanza

12 Aprile 2019 0 Di Redazione In24

Umbria, svolta nell’inchiesta della Finanza sulle assunzioni in sanità: coinvolta la presidente della Regione Marini, arrestati il segretario Pd Bocci e l’assessore Barberini.

Umbria, lo scandalo delle assunzioni in sanità coinvolge la politica

Umbria, politica regionale nella bufera per l’inchiesta della Guardia di Finanza sulle assunzioni in sanità. Questa mattina, infatti, le Fiamme gialle che indagano sui concorsi negli ospedali hanno notificato diversi provvedimenti emessi dalla Procura della Repubblica di Perugia e indirizzati alla presidente della Regione Umbria Catiuscia Marini, al segretario del Pd umbro ed ex sottosegretario all’Interno Gianpiero Bocci, all’assessore regionale alla Salute Luca Barberini e ad altri dirigenti. Bocci e Barberini sono stati arrestati e posti ai domiciliari. E l’inchiesta ha avuto subito ripercussioni politiche, perché Bocci si è autosospeso dal partito mentre il segretario nazionale del Pd, Nicola Zingaretti, ha immediatamente nominato commissario il presidente della Federazione regionale, Walter Verini.

Stando a quanto hanno ipotizzato gli inquirenti della Finanza, nella sanità umbra le assunzioni non sono regolari. In particolar,e, a finire sotto la lente sono otto procedure di selezione del personale di vari ospedali, che sarebbero state “condizionate illecitamente“.

L’alterazione dei risultati della selezione – si legge nell’ordinanza del gip di Perugia – è avvenuta mediante reiterati reati di rivelazione di segreti d’ufficio, falso ideologico in atto pubblico e abuso d’ufficio compiuti mediante la comunicazione a terzi interessati delle tracce d’esame, e inoltre indirizzando la Commissione in ordine alle valutazioni da assegnare ai candidati“.

A quanto risulta dall’ordinanza del Gip di Perugia Valerio D’Andria, durante le indagini, i finanzieri si sono serviti anche di intercettazioni di telefoni cellulari ottenute utilizzando trojan, cioé programmi speciali inseriti negli apparecchi per captare i colloqui e “documentare il significativo contenuto di alcuni colloqui tenuti dall’indagato Emilio Duca, direttore generale dell’azienda ospedaliera di Perugia, al di fuori del suo ufficio“. Sia Emilio Duca sia Maurizio Valorosi, direttore amministrativo della stessa azienda, entrambi indagati nell’inchiesta, erano anche sottoposti a intercettazione ambientale in ufficio.

Così gli inquirenti sono arrivati molto in alto, fino a Giampiero Bocci, oggi segretario regionale del Pd, ma che all’epoca dei fatti era deputato e sottosegretario al Ministero dell’Interno.

Bocci entra in almeno due conversazioni intercettate dagli inquirenti e a cui ha partecipato un indagato. Nella prima, Duca, direttore generale dell’ospedale di Perugia, il 9 maggio 2018 parla con Alvaro Mirabassi, vicepresidente del Consiglio Comunale di Perugia.

A quanto si legge nell’ordinanza, “Anche Mirabassi chiede di avere le tracce della prova scritta che si terrà il 16 maggio e il Duca lo rassicura aggiungendo inoltre che avrebbe dovuto darle anche a ‘Giampiero’ (dovendosi intendere evidentemente l’onorevole Bocci)“.

Nella seconda intercettazione e in altre a seguire si conferma “la necessità avvertita da entrambi di far combaciare i diversi interessi clientelari, in particolare quelli segnalati dai predetti Barberini (assessore regionale alla Salute, ndr) e Bocci, al quale, ultimo, il Duca ripromette di consegnare le tracce scritte l’indomani“. Il gip riporta l’intercettazione nella quale Duca dice: “Ah, anche Bocci è a Roma, me lo ha detto lui, ora gli mando un messaggio e domani pomeriggio, quando tornava su, gli porto le domande“.

E l’inchiesta è arrivata fino agli uffici della presidente della Regione. “Quest’oggi mi è stata notificata dalla procura della Repubblica di Perugia una richiesta di acquisizione di atti nell’ambito di una indagine preliminare relativa a procedure concorsuali in capo a una Azienda sanitaria umbra – ha reso noto la governatrice – Ho offerto la mia massima collaborazione personale e istituzionale all’attività dei rappresentanti dell’autorità giudiziaria. Sono assolutamente tranquilla e fiduciosa nell’operato della magistratura, nella certezza della mia totale estraneità ai fatti e ai reati oggetto di indagine“.

In un video la consegna delle tracce dei concorsi ai politici

Gli inquirenti hanno ottenuto perfino un video che documenterebbe il momento in cui il direttore generale dell’ospedale, Duca, che aveva con se le tracce dei concorsi, si reca in consiglio regionale, per consegnarle all’assessore regionale Luca Barberini, “il quale risulterà in effetti dal prosieguo delle conversazioni il soggetto più interessato all’esito della procedura e quello anche più ascoltato“.

L’ordinanza fa riferimento alla “conversazione intercettata” e alle “immagini captate presso l’ufficio di Maurizio Valorosi il giorno prima delle prove scritte”.

INsomma, a quato sembrerebbe, gli organizzava i concorsi dava per tempo le tracce ai politici. Ma non basta, perché l’organizzazione dei concorsi truccati arrivava perfino a condizionare i sorteggi per la composizione delle commissioni esaminatrici.

Tra le conversazioni captate all’interno del suo ufficio, Emilio Duca indicava chiaramente come sponsor” di uno dei candidati da ‘sponsorizzare’ a scapito di altri candidati ai concorsi per incarichi ospedalieri un certo “assessorato“, riferendo “inoltre di un colloquio avuto in proposito anche con la Presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini“.

Insomma, quella che emerge dalle indagini è una complessa macchina che manipolava i concorsi, che però secondo gli inquirenti non arriva ad assumere i connotati di una associazione a delinquere, ma piuttosto di un malcostume talmente scontato da essere diventato il normale sistema di gestione dei concorsi.

“Non c’è l’associazione a delinquere – ha spiegato il Gip di Perugia nel malcostume “operante nell’azienda ospedaliera e volta a garantire mediante i reati più volte individuati di rivelazioni di segreti d’ufficio, abuso d’ufficio e falso in atto pubblico per il superamento delle selezioni ai candidati prestabiliti“, così come ipotizzato dal pm, ma si è invece “senza dubbio di fronte a un ‘sistema“.

Un sistema talmente ramificato e diffuso, nonché consolidato che, per il gip, si è di fronte a un “meccanismo clientelare diffusissimo di cui gli stessi indagati sembrano essere in qualche misura dei semplici ingranaggi“. Insomma, a quanto si legge nell’ordinanza, “non è affatto dimostrato che costoro abbiano agito in forza di un vincolo di natura associativa e non, invece, più semplicemente, di una prassi generalmente accettata e approfittando della disponibilità di ciascuno a commettere gli illeciti“.