Patto per l’innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale

Patto per l’innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale

10 Marzo 2021 0 Di Vittorio Zenardi

Per raggiungere gli obiettivi sopraelencati: ripresa economica e sociale post pandemia e attuazione del piano di investimenti, nel Patto per l’innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale, vengono individuate due direttive: investimenti in connettività e aggiornamento continuo delle competenze dei dipendenti pubblici.

Patto per l’innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale

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 “Il buon funzionamento del settore pubblico è al centro del buon funzionamento della società”. Nelle parole con cui il premier Mario Draghi ha presentato nella sala verde di Palazzo Chigi, il Patto per l’innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale, firmato con il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta e i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil; c’è il senso di un progetto destinato non soltanto ad apportare significative modifiche al settore pubblico, ma aspetto ancor più basilare a incardinarlo quale elemento fondamentale nel più grande progetto di ripresa che riguarda il nostro Paese. Sì, la pubblica amministrazione assume il ruolo di protagonista di questa delicatissima fase, quale “motore di sviluppo”, così come espressamente indicato nel patto. Una nuova centralità, dunque dettata dalla consapevolezza, che senza il contributo pieno di uomini e donne della pubblica amministrazione, non soltanto sarà più difficile uscire fuori dalla pandemia, ma non si sfrutteranno appieno le potenzialità del Next Generation EU.

Per raggiungere gli obiettivi sopraelencati: ripresa economica e sociale post pandemia e attuazione del piano di investimenti, nel Patto per l’innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale, vengono individuate due direttive: investimenti in connettività e aggiornamento continuo delle competenze dei dipendenti pubblici.

In questa prospettiva che si va delineando, la digitalizzazione è ancora una volta elemento irrinunciabile. Il piano prevede infatti investimenti sui mezzi tecnologici a disposizione, ma anche sulla formazione del personale. Nuove assunzioni da una parte e valorizzazione del personale in organico, attraverso percorsi di crescita e aggiornamento.  Ogni pubblico dipendente – si legge ancora nel Patto – dovrà essere titolare di un diritto/dovere soggettivo alla formazione continua, al fine di essere realmente protagonista del cambiamento.

Il percorso dunque è tracciato: per la ripresa del Paese, bisogna investire nella digitalizzazione, favorendo le potenzialità del settore pubblico.