Pescatori siciliani liberati stamattina, Conte e Di Maio vanno a prenderli in Libia

Pescatori siciliani liberati stamattina, Conte e Di Maio vanno a prenderli in Libia

17 Dicembre 2020 0 Di Pietro Nigro

Liberi da stamattina i 18 pescatori siciliani detenuti in Libia per 108 giorni, il premier Conte e il minisrto degli Esteri Di Maio sono andati a prenderli.

Pescatori siciliani liberati in Libia

Liberati questa mattina i 18 pescatori siciliani detenuti in Libia per 108 giorni. Il premier italiano Giuseppe Conte e il ministro degli Esteri Luigi di Maio, che tra i primi ha annunciato la liberazione su Facebook, sono andati in aereo a prenderli a Bengasi. I più felici sono ovviamente i parenti dei pescatori, che da settembre vivevano nell’angoscia e nella disperazione anche per la mancanza di notizie sulla sorte dei loro congiunti.

“I nostri pescatori sono liberi. Fra poche ore potranno riabbracciare le proprie famiglie e i propri cari. Grazie all’Aise (la nostra intelligence esterna) e a tutto il corpo diplomatico che hanno lavorato per riportarli a casa. Un abbraccio a tutta la comunità di Mazara del Vallo. Il Governo continua a sostenere con fermezza il processo di stabilizzazione della Libia. È ciò che io e il presidente Giuseppe Conte abbiamo ribadito oggi stesso ad Haftar, durante il nostro colloquio a Bengasi”, ha scritto Di Maio su Fb.

Gli equipaggi di due pescherecci di Mazara del Vallo, 8 italiani, 6 tunisini, 2 indonesiani e 2 senegalesi, imbarcati sul Medinea e sull’Antartide, sono stati arrestati dalle unità di controllo marittimo libiche a circa 40 miglia a nord della costa, in una area del Mediterraneo che la Libia considera arbitrariamente di sua esclusiva pertinenza territoriale.

Il loro arresto ha dato origine a una complessa controversia diplomatica tra Roma e Bengasi. E il governo italiano è stato per settimane sotto l’assedio dei critici, che lo hanno accusato sostanzialmente di non saper gestire i rapporti con i vari protagonisti della guerra civile in Libia e soprattutto con Khalifa Haftar, il capo militare che domina nella parte orientale della Libia.

La notizia della liberazione ha fatto capolino questa mattina, Tra i primi a darla, l’armatore del peschereccio Medinea Marco Marrone, ai microfoni di Radio Capital. “Aspettiamo la conferma ufficiale ma oggi sembra proprio la giornata giusta – ha detto con voce rotta dal pianto – Ho parlato con il ministro Bonafede che mi ha detto: “C’è qualcosa di buono nell’aria”. “Per me un’emozione assurda, ho pianto come un bambino. Ora aspettiamo solo la conferma”.

E la conferma è arrivata di li a poco dal ministro Di Maio, che l’ha affidata a Facebook.

Caustico, invece il commento del leader della Lega Matteo Salvini: “Oggi sono 108 giorni dal sequestro, con comodo…”.

Gioia ed entusiasmo, comprensibilmente, si sono invece impossessate dei parenti dei pescatori quando è arrivata la notizia del volo verso la Libia di Conte e Di Maio.

Tra le prime a gioire, la madre di uno dei pescatori, Rosetta Incargiola, al pensiero che forse ora potrà riabbracciare il figlio Pietro Marrone. “Stamattina questa notizia mi ha fatto rinascere dopo tre mesi bui e di disperazione. Non vedo l’ora di riabbracciare mio figlio” ha detto all’Ansa.

A Mazara del Vallo, i parenti, gli amici ed anche i colleghi dei pescatori si sono radunati in cerca di notizie davanti all’edificio del Comune, dove hanno incontrato il sindaco Salvatore Quinci.

E anche dal primo cittadino è arrivata una conferma della possibile liberazione. “Abbiamo ricevuto comunicazioni su una liberazione imminente – ha confermato Quinci – aspettiamo adesso aggiornamenti e la conclusione di questa vicenda”.

Pescatori siciliani incastrati in una complessa partita diplomatica

I pescatori siciliani arrestato in Libia a settembre sono finiti, loro malgrado, in una complessa disputa diplomatica, che potrebbe aver aggravato la loro situazione e prolungato l’arresto.

Vari gli elementi in gioco, a cominciare dal fatto che Haftar, il leader militare che controlla la parte orientale della Libia, è solo uno dei capi che si spartiscono attualmente il dominio del paese.

Haftar, però, gode di un limitato riconoscimento internazionale,  sostanzialmente solo Russia, Emirati arabi e ed è probabile che abbia voluto usare gli ostaggi anche come strumento per ottenerne di più.

Dall’altro lato delle trattative, il governo italiano, guidato da Conte, che però riconosce come unico leader libico il capo del “governo di accordo nazionale” Fayez al-Serraj. Fatto che potrebbe aver provocato imbarazzo al governo italiano e forse spiega anche la difficoltà delle trattative.

Imbarazzo che potrebbe essere a sua volta la causa delle limitatissime comunicazioni ufficiali di Roma. Per esempio, le famiglie dei pescatori sostengono di essere state dimenticate da Roma, tanto che in tutta la lunga prigionia dei loro cari, hanno ricevuto solo due comunicazioni formali, il 15 settembre e a novembre.

Inoltre, le pretese dei libici su quel tratto di mare adiacente il Golfo di Bengasi, e in particolare del governo ribelle di Haftar, sono contestate a livello internazionale. La zona economica esclusiva dichiarata dalla stessa Libia, infatti, per quel tratto di mare non è stata mai formalmente accettata dalle Nazione Unite e dai principali paesi europei (Francia, Germania, Spagna e Regno Unito e l’Italia stessa.

Ed anzi la linea di demarcazione delle zone economiche esclusive di Italia, Libia e Tunisia non sono state ancora tracciate e convenute  dai vari paesi.