Trump, il bilancio del primo mese alla Casa Bianca

Trump, il bilancio del primo mese alla Casa Bianca

20 Febbraio 2017 0 Di Pietro Nigro

Quali sono i principali provvedimenti adottati da Donald Trump nel primo mese di presidenza degli Stati Uniti. Per la Casa Bianca, “un inizio di grande successo”.

Trump, il bilancio del primo mese di presidenza

E’ passato un mese da quando Donald Trump ha iniziato quella che probabilmente è la più controversa e discussa presidenza degli Stati Uniti, quella che sembra spaccare tanto profondamente l’opinione pubblica americana e quella di tutto il mondo tra favorevoli e contrari. E il primo mese è sicuramente il primo traguardo che suggerisce un primo bilancio di quel che è stato fatto, o avviato, da quando il miliardario è diventato inquilino della Casa Bianca.

Bilancio che per molti detrattori sarà negativo, così come sarà invece positivo per quanti accettano il giudizio proposto oggi in una nota diffusa dalla Casa Bianca:

a very successfull start.

 

Una cosa però è certa: Trump ha dimostrato subito di essere un decisionista, e soprattutto che quel che ha detto per oltre un anno, girando in lungo e in largo negli Stati Uniti durante le primarie prima e la campagna elettorale poi, non erano solo solo slogan propagandistici, ma i punti del suo programma i governo.

Punti che ha iniziato subito a mettere in pratica, non senza qualche passo falso e qualche stop and go, sia in politica interna che in politica estera e nel governo delle questioni economiche.

 

Uno dei punti forti del suo programma elettorale “America first” è stato sicuramente il tema del lavoro, del reddito degli americani e del risparmio. Ebbene, in poche settimane, alla prima occasione Trump ha sfilato gli Stati Uniti fuori dagli accordi della Tpp, quella Trans Pacific partnership ritenuta troppo “stringente”, vincolante e penalizzante per l’economia americana. E pazienza se più di un Paese amico si è risentito della scelta.

Un’altra decisione che ha sollevato non pochi mugugni è stata la decisione di sbloccare la costruzione della Keystone Pipeline, la conduttura di crude oli che unirà l’Alberta in Canada al Nebraska negli Stati Uniti e che è da alcuni ritenuta infrastruttura fondamentale non solo per creare posti di lavoro qualificati,quanto soprattutto per rafforzare l’autosufficienza energetica del Paese.

 

E a proposito di Canada, e a dispetto del suo presunto maschilismo, Trump ha promosso insieme al primo ministro canadese Trudeau, la nascita del Consiglio congiunto Canada Stati Uniti delle donne imprenditrici e leader in affari, con l’intento di promuovere il maggior numero di possibilità di lavoro per tutte le donne americane. E almeno 700 milioni di dollari di minori spese dovrebbero arrivare dai risparmi ottenuti rinegoziando il progetto dei nuovi caccia F-35.

A preoccupare di più Trump, tuttavia, è sempre stata la perdita di posti di lavoro provocata dalla fuga delle imprese all’estero in cerca di manodopera a buon mercato. Un tema che ha fatto breccia tra la middle class americana.

Non a caso ha fatto colpo la minaccia alla Ford di alzare i dazi di importazione per “punirla” delle vetture prodotte in Messico e reimportate negli Stati Uniti. Il braccio di ferro con le industrie manifatturiere americane si è poi trasformato in un tentativo di dialogo, culminato nell’incontro tra Trump e i capi delle industrie automobilistiche, a cui ha partecipato anche Sergio Marchionne, durante il quale il presidente ha “concordato”, come sostiene la Casa Bianca ufficialmente, la ripresa degli investimenti e quindi la ripresa delle assunzioni negli Stati Uniti.

Un altro dei pallini di Trump è sempre stato la cancellazione dell’era Obama, e quindi delle leggi che il suo predecessore ha varato. E infatti, il nuovo inquilino ha firmato proprio un ordine esecutivo che richiede alla sua Amministrazione di abolire almeno due regolamenti del predecessore con ogni nuovo regolamento adottato.

E veniamo alla politica interna, altro capitolo forte del programma “America First“, a cominciare dalle sicurezza. Tra i vari ordini esecutivi che Trump ha firmato ci sono provvedimenti per rilanciare ls lotta al crimine in genere, alle grandi organizzazioni criminali transnazionali e il ripristino della pubblica sicurezza.

Tra i grandi pericoli legati alla sicurezza degli Stati Uniti c’è sicuramente l’Isis, da combattere dovunque esso minacci gli americani. Ma Trump non vuole ripetere le azioni egli errori di Obama e della Clinton, e preferisce voltar pagina. Per questo ha ordinato al suo segretario della Difesa di elaborare una nuova strategia per sconfiggere lo Stato islamico, nel mentre che sul fronte diplomatico si sono tenuti non meno di trenta colloqui ed incontri con altrettanti capi di Stato partner o alleati proprio per ridefinire gli sforzi e le strategie di sicurezza. Tra questi, gli incontri di questi giorni del vice presidente Mike Pence con i partner della Nato.

E proprio nel quadro della lotta allo Stato islamico rientra anche il più controverso degli ordini firmati da Trump in questo primo mese, quel muslim ban che conteneva la messa al bando delle persone provenienti da un certo numero di Paesi musulmani ritenuti potenzialmente pericolosi,

Bando che in realtà riproponeva, modificandola, la lista dei Paesi “pericolosi” già diffusa a suo tempo da Obama. Ma che questa volta è stato accolto dalle più disparate contestazioni, dentro e fuori gli Stati Uniti, e che soprattutto è stato rigettato dalla magistratura americana, tanto che alla fine Trump ha preferito evitare di imbastire un braccio di ferro con la Corte suprema Usa ed ha preferito ritirare il bando per chiedere ai suoi una nuova legge che recepisse le obiezioni sollevate dai giudici americani di ogni livello.

Ed a proposito di giustizia, uno dei provvedimenti che hanno fatto rumore negli Usa è stata la nomina del giudice che mancava alla Corte suprema degli Stati Uniti da quando è morto il famoso giudice Antonin Scalìa. Giudice che Trump ha individuato nell’altrettanto conservatore Neil Gorsuch.